Nato a Trieste nel 1964, verso i 30 anni mi sono avvicinato alla fotografia, e, in seguito, al foro stenopeico.

Le due chiavi di lettura sullapproccio chiamano entrambe in causa il destino, una arriva da un articolo di Stefano Bartezzaghi, La Repubblica, Lapsus 13 luglio 2001 (si riporta per estratto).

«Buco

Buco, buco nero, buco di memoria, buco di bilancio, buco nell’acqua, buco nell’ozono… L’uomo è bucatore, non può astenersi dal bucare il mondo, a cominciare da sé stesso – con piercing e pere: buca la pelle della Terra, ma anche l’acqua e il cielo, buca formaggi, ciambelle, mentine, biglietti ferroviari, buca ogni cosa. L’homo perforans ha dei buchi una concezione eminentemente pratica. Non sa perché buca, ma buca.

Non sa neppure cosa sia un buco, come dimostra un fondamentale libro dei filosofi Achille Varzi e Roberto Casati (Buchi, Garzanti 1996), che si apre con una citazione solo apparentemente banale dello scrittore Kurt Tucholsky: «C’è un buco dove non c’è qualcosa».

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Però la pretesa di «fare chiarezza sul buco» è veramente eccessiva. Il buco è buio, nel buco si scruta a fatica, il buco è tutto ed è niente.

Ha detto Tucholsky: il buco c’è se non c’è.

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Laltra riguarda un panino col salame ed è più noiosa (omissis).

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