Maurizio Frullani

Nato a Ronchi dei Legionari (Gorizia) nel 1942 e da poco scomparso, Maurizio si avvicina alla fotografia nei primi anni ’60, in un periodo di grande fermento culturale in cui il bianco e nero fa ancora da padrone.

A partire dal 1974 inizia a dedicarsi alla fotografia di reportage, in occasione di un lungo viaggio che lo vede attraversare con un classico pulmino Volkswagen la stessa rotta dei primi hippies, passando da un Afghanistan allora assolutamente pacifico, per arrivare fino all’India e al Nepal. 

Negli anni a seguire e fino agli anni ’90, ritorna spesso in Asia e in particolar modo in India, le cui suggestioni lo spingono a intraprendere lo studio del sitar. Parallelamente, si dedica alla realizzazione di una lunga serie di ritratti a musicisti di sitar indiani, suo primo lavoro compiuto e, in qualche modo, compendio delle sue passioni: il viaggio, la musica e le persone. 

Dal 1993 al 2000 vive in Eritrea con la famiglia, dove lavora come insegnante presso la scuola italiana di Asmara. Qui si dedica al ritratto e alla fotografia di reportage, in cui documenta la realtà di un passato coloniale italiano e della tragedia quanto mai attuale di un intero popolo.

Una volta rientrato in Italia, Maurizio lavora a una serie di reportage fotografici paralleli incentrati sulle realtà locali.

L’ultimo lavoro “Santi, miti e leggende” è un’opera impegnativa, poetica, di grande complessità, scenografica per i toni di stampa e per il gusto alla messa in scena. È una serie di composizioni incentrate sugli eroi come Ulisse, e personaggi leggendari della mitologia classica, come Ercole, Icaro, la regina di Saba: archetipi di un immaginario (ma anche di un inconscio) collettivo rivisti con una discreta dose d’ironia.

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