Nasce a Trieste nel 1927. E’ ancora un giovane studente del da Vinci quando scatta le sue prime foto importanti: dalle finestre della casa dove abita riprende un gruppo di militari italiani prigionieri dei tedeschi, sfidando le machine-pistole dei soldati della Wehrmacht che li stanno scortando. E’ il 14 settembre del ’43: son passati solo 6 giorni da quando Badoglio ha lanciato il suo confuso e drammatico proclama, provocando il caos in tutte le nostre forze armate.
Le rare e forse uniche foto di quelle tragiche giornate sono solo un casuale avvicinamento di Borsatti alla Fotografia.

Un anno dopo, anzichè iniziare regolarmente l’ultimo anno scolastico, è costretto dai tedeschi a costruire trincee nei pressi di Fiume. Fugge, ma viene intercettato da partigiani iugoslavi che lo deportano a Delnice in Croazia in un campo di lavori forzati.
Fame, freddo, maltrattamenti. Riesce finalmente a fuggire, mentre quasi tutti gli altri ospiti del campo vengono trucidati a raffiche di mitra. Dopo questa tragica “vacanza”, sulla quale scriverà un libro (Croazia 1944 – diario di guerra di un diciasettenne – Lint 2001), ritorna a scuola e si diploma geometra nell’estate del 1945.
Per alcuni anni lavora nei settori pubblico e privato, non rifiutando mai alcuna offerta. Nel 1952, forse spinto dal ricordo delle foto del 1943, ormai diventate famose, decide di dedicarsi totalmente alla Fotografia e fonda la ditta individuale Foto Omnia.
Appassionato soprattutto della fotocronaca, diventa corrispondente di varie testate ed agenzie, tra cui il Corriere della Sera e la Rotofoto di Fedele Toscani, padre di Oliviero. Per circa vent’anni è il fotografo ufficiale de Il Gazzettino e del Messaggero Veneto.

Nel suo archivio affluiscono immagini liete e tristi. Borsatti è un testimone attento di tutto ciò che accade intorno a lui. Segue con particolare attenzione i momenti, anche drammatici, che precedono il ritorno di Trieste all’Italia: sui “fatti di novembre” pubblica il libro “Trieste 1953” (ed. Lint 2003) e l’anno dopo, con “Trieste 1954”, racconta il ritorno di Trieste all’Italia.

Nel 2013 esce il libro fotografico “Ugo e noi” (ed. Emme&emme), un abbraccio alla città e al pubblico, ricco di scatti che fissano in bianconero momenti di cronaca, personaggi, costumi e fatti storicamente rilevanti di Trieste.

Nel 2012 la sua ditta ha compiuto sessant’anni. I “primi sessant’anni”, come ama dire Borsatti che continua il suo lavoro di documentazione. Il suo archivio fotografico, comprendente oltre 350.000 negativi, è stato dichiarato di interesse storico dalla Sovrintendenza Archivistica del Ministero per i Beni e le Attività Culturali ed è stato recentemente acquisito dalla Fondazione CRTrieste.

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